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Roullet (HotelBellevue): «Oggi non basta essere bravi, bisogna farlo sapere al mondo»

diFabrizio Favre
19 luglio 2015
Proponiamo una Intervista a Piero Roullet del Bellevue di Cogne. Ci incontriamo per un lieto evento. Il Bellevue ha festeggiato novant'anni di vita. Come avete celebrato la ricorrenza? L'abbiamo celebrato in famiglia come si fa di solito nelle ricorrenze importanti. La famiglia di un albergo è data dai suoi ospiti, da qualche amico, da qualche giornalista, da qualche persona affezionata, ma soprattutto da tutto lo staff dell'albergo, tutti coloro che da si occupano di questa antica casa.

Avete realizzato anche un libro...Con l'occasione abbiamo pubblicato il nostro terzo libro, pubblicato dalla Tipografia Valdostana. E' un libro un po' strano in quanto riguarda gli arredi e le raccolte di questa casa. I vecchi di solito hanno raccolto da qualche parte ed esposto la storia di una vita e quindi è la storia di 90 anni di una casa in montagna, in Valle d'Aosta...

Un po' un museo, anche se vivo...

Ci sono delle cose che ci piacciono e che provengono dalla nostra cultura. Io personalmente provengo da una famiglia di agricoltori, di allevatori, di produttori di fontina e, quindi, è chiaro che per quanto mi riguarda mi piacciono le cose che sono legate a quel mondo.

Ci racconti la storia del Bellevue...

E' una storia che parte dal lontano '25. Era appena finita la prima Guerra mondiale, era appena passata la terribile epidemia di Spagnola e c'erano chiari di luna non molto limpidi nel mondo politico e, soprattutto nell'economia. Era appena salito al potere Mussolini e nel giro di pochi anni sarebbe avvenuto il dramma del '29 negli Stati Uniti con ripercussioni in Italia. Il Bellevue è nato per iniziativa di due signori che a Gressan erano proprietari e gestori della privativa Tabacchi, quei negozi dove vendevano sali, tabacchi e tutto quanto era necessario alla sopravvivenza. Questi signori si sono decisi con altri colleghi a costruire un albergo a Cogne. Due si sono poi ritirati per varie ragioni, ma credo soprattutto spaventati dall'investimento economico, mentre il terzo si è buttato nell'impresa cercando di fare in quel momento un albergo di qualità e allora è andato Nizza ha cercato un aiuto cuoco e un cameriere e li ha assunti come chef di cucina e direttore d'albergo e si è lanciato in questa avventura che continua tuttora. Ovviamente ci sono state vicende familiari, è passata la guerra. Ma perchè a Cogne e perchè allora? Ma è semplice. A quel tempo a Cogne c'era la grande espansione della miniera e quindi gli alberghi lavoravano nei mesi estivi per i turisti e il resto dell'anno operavano quasi come foresteria della miniera e quindi c'era possibilità di lavorare, di sopravvivere, di ripagarsi gli investimenti fatti senza bisogno di vendere la propria terra e questa è l'economia di Cogne.

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